Localizzare gli smartphone è una delle idee emerse anche in Italia per “costringere” le persone a non uscire di casa durante l'emergenza in corso COVID-19. Prima di andare nel panico, è necessario capire se si tratta di una proposta corretta o se invece si rischia di sfociare in una violazione della privacy non necessaria. 

Tracciare i movimenti attraverso gli smartphone potrebbe essere una buona soluzione per evitare il più possibile che le persone escano di casa tanto che in alcuni Paesi appunto per far rispettare le regole imposte dai vari governi si stanno sfruttando soluzioni tecnologiche.

Il caso Cina

In Cina ad esempio attraverso un'applicazione che è in grado di attingere ai dati del governo si avvisano gli utenti che sono stati vicini a un cittadino positivo al Coronavirus, in modo che possano isolarsi ed essere controllati successivamente con un tampone. Non mancano poi droni e videocamere con sistema di riconoscimento facciale che effettuano verifiche.

Il caso Italia

Tracciare i movimenti degli smartphone in Italia è fattibile?

In realtà risulta un'ottima soluzione anche nel nostro Paese, tanto che gli operatori telefonici si sono già preparati nel mettere a disposizione delle autorità tutto il necessario, sempre garantendo il rispetto della normativa GDPR. 

L’associazione degli operatori Asstel ha già dichiarato di poter fare di più per aiutare Protezione Civile, ISS e Regioni, ma sarebbe necessaria una norma.

Come si realizzerebbe il progetto?

Come abbiamo già evidenziato, nonostante l'isolamento imposto dal governo, non tutti i cittadini stanno rispettando le disposizioni. In Lombardia ad esempio gli spostamenti attivi si attestano ancora al 40%. I dati sono stati resi pubblici dalla Regione che ha analizzato gli spostamenti «da cella a cella», un metodo in realtà non del tutto preciso

Spostamento da cella a cella, come funziona?

Le celle telefoniche sono le piccole porzioni in cui è suddivisa una rete di telecomunicazioni cellulare formate da stazioni di telecomunicazione, antenne e ripetitori, che le alimentano e ne generano il raggio di azione. I nostri dispositivi si agganciano ad una cella finché il telefono capta il segnale irradiato dall'antenna e ne rimane al suo interno finché, allontanandosi, non si avvicina a un segnale più potente del precedente, agganciandosi quindi a un'altra cella. 

Grazie alle celle si può quindi localizzare la posizione di un telefono e l'utente non può fare nulla per evitarlo.

Il sistema tecnologicamente più preciso però rimane quello del GPS, ma qui si entra nel cinema di spionaggio.

E la Privacy?

Il Garante della Privacy italiano, Antonello Soro, dichiara che “I diritti possono, in contesti emergenziali, subire limitazioni anche incisive, ma queste devono essere proporzionali alle esigenze specifiche e temporalmente limitate“, aggiungendo quanto segue:

La forza della democrazia è anche nella sua resilienza: nella sua capacità cioè di modulare le deroghe alle regole ordinarie, in ragione delle necessità, inscrivendole in un quadro di garanzie certe e senza cedere a improvvisazioni. Il limite dell’emergenza è insomma nel suo non essere autonoma fonte del diritto ma una circostanza che il diritto deve normare, pur con eccezioni e regole duttili, per distinguersi tanto dalla forza, quanto dall’arbitrio.

Tutto questo potrebbe risultare molto utile, ma per quanto riguarda la privacy dei cittadini? Il dibattito è ormai aperto: da un lato chi sostiene che la privacy non possa essere una priorità in momenti di emergenza come questi, dall’altro però c’è chi è preoccupato per i risvolti di un tracciamento di questo tipo. 

Soprattutto per il futuro!