Diversi studi effettuati negli ultimi mesi convergono (con qualche differenza nella proiezione) sul fatto che nel mondo ci sia una carenza di 2,93 milioni di professionisti della cybersecurity, con punte di 2,15 milioni solo nell’area Asia-Pacific e di 756.000 in Europa nel 2020.

L’Italia non è evidentemente immune da questa “crisi” di competenze. Per fortuna! Perché il gap è certamente figlio di quella trasformazione digitale, dell’Industry 4.0 e di iniziative di ammodernamento e innovazione che hanno pervaso sia le amministrazioni pubbliche sia le imprese private, che era più che auspicabile che avvenissero. E che avvenissero in fretta per colmare il digital divide. Ora però, colmare il gap relativo alla mancanza in Italia di 135.000 professionisti nel 2020, non rappresenta solo una linea guida, ma un obiettivo e certamente un’ opportunità.

Non per tutti chiaramente, ma chi per visione, per vocazione e per missione (governo, accademia, aziende) può sicuramente fornire acceleratori e strumenti per ridurre questo gap, all'incrocio di una straordinaria opportunità di sviluppo professionale in cui ad esempio il genere femminile trova ancora difficoltà a inserirsi, per il quale invece può rappresentare una consistente piattaforma di ulteriore affermazione culturale, sociale e professionale. Con quel valore aggiunto in termini di sensibilità, resilienza, flessibilità e talento, che nella gestione continuativa del rischio rappresenta un fattore critico di successo. Certo bisogna sicuramente impegnarsi, bisogna saper riconoscere i talenti, valorizzarli, guidarli. Bisogna declinare con efficacia una visione strategica complessiva per la realizzazione di una cultura persistente di cyber security.

Alcuni strumenti cominciano a diffondersi, come i Master in Digital Technology / Cyber Security. Diverse realtà, imprese, istituti, organizzazioni stanno trasformando e facendo evolvere i propri asset fisici (ad esempio il Security Operation Center come elemento cruciale della gestione proattiva delle sicurezza) e i Centri di Competenza ed Esperienza digitale (come repository dinamico del know how e del sapere aziendale) per cogliere le sfide della “Security Revolution”, in cui giovani talenti possono costruire e alimentare competenze di base e specialistiche di tendenza - crittografia, controllo accessi, intelligence, protezione IoT (solo per citarne alcune) - per il contrasto alle vulnerabilità e alle minacce a cui le aziende sono quotidianamente sottoposte.