L’utilizzo dei dati biometrici come strumento di abilitazione ai servizi e di controllo evoluto rappresenta senza dubbio una delle maggiori fonti di investimento (e in prospettiva revenues) per il settore fintech (si pensi alle attuali possibilità di eseguire una transazione in rete attraverso l’utilizzo dell’impronta digitale) e per i vendor e gli integrator di servizi di sicurezza evoluti.

In particolare, il controllo facciale evoluto e finalizzato alla profilazione, al Deep Learning, alla raccolta di informazioni per finalità di marketing e customer experience, al controllo accessi fisici evoluto, al monitoraggio di ambienti sensibili, sta prendendo sempre più piede attraverso strumenti e tecnologie sempre più raffinate e in modo sempre più invasivo.

Nei paesi extra UE, in particolare USA e Cina, tale invasività non è mediata da nessun strumento legislativo o intervento pubblico che tuteli il diritto alla riservatezza dell’individuo. Almeno attualmente, in prospettiva, quello che viene richiesto con sempre maggiore frequenza da Stakeholder istituzionali, imprese e mondo della ricerca è proprio la creazione di un sistema di controllo e di regolamentazione dell’utilizzo dei dati biometrici, in termini di riservatezza e di sicurezza delle informazioni trattate. A riprova, ancora una volta, dell’utilità del GDPR come strumento di tutela degli individui e opportunità di crescita per le aziende.