Molte persone non si fidano a lasciare le chiavi della macchina ai posteggiatori (parliamo di quelli "regolari"). Giusto o sbagliato, è una scelta personale, che si può condividere o meno, ma che in fondo deriva da una valutazione dei rischi ("non so chi sia", "magari mi ruba gli spiccioli in macchina", ecc..). 

Tuttavia le stesse persone spesso non ci pensano due volte a consegnare le proprie informazioni personali o sensibili a un social network. Anche in questo caso: fanno un'analisi dei rischi? Si direbbe di no, visto che sempre più spesso si è evidenziato come la fiducia sia stata mal riposta. 

La storia di violazioni di sicurezza o dataleaks dei social è già corposa, nonostante la giovane età di queste aziende. Sebbene dispongano di imponenti risorse finanziarie, pare che la messa in sicurezza delle rispettive strutture informatiche non sia efficace come meriterebbe.

L'uso "gratuito" dei social ha in realtà un costo occulto. I dati personali hanno un valore e le persone, o le aziende, che li affidano a queste piattaforme devono pretendere adeguate protezioni, o almeno verificare che siano aderenti alle normative più stringenti in termini di protezione dei dati (es. GDPR).